Dizziunariu Traina

Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)

Òcchiu.

  • s. m. Parte nota della testa: òcchio.
  • Vista, sguardo: occhio.
  • met. Intelletto o simile: occhio.
  • La parte dell'albero pel quale rampolla: occhio, gemma.
  • Parte della briglia, cioè quel buco che è nella guardia, dove entran i portamorsi: occhio.
  • Finestra rotonda che si pratica in varie parti della casa, della chiesa ecc.: occhio.
  • Foro nel mezzo della martellina o martello dove si ferma il manico: occhio.
  • La parte della zappa, zappone ecc. dov'entra il manico: occhio.
  • Quelle belle macchie rotonde che ha nella coda il pavone: occhio.
  • Buco, apertura, foro qualunque: occhio. Onde essiri occhi occhi o un crivu d'occhi, essere sforacchiato.
  • – di lu catinazzu, ciascun anello ov'entra la stanga del chiavistello: boncinello.
  • I vetri dell'occhiale: lenti.
  • – di la riti, i voti delle maglie.
  • La prima pagina avanti il frontespizio, dov'è il titolo di un libro o simile: antiporta (Zan. Voc. Met.)
  • – di puleggia. T. mar. Apertura bislunga in sulla cima di un albero di pappafico, nella quale si mette la rotella d'un bozzello destinato al passaggio dell'amante di drizza: incornatura (Zan. Voc. Met.).
  • – di cupìa T. mar. Fori tondi accanto alla ruota di prua, per i quali passano le gomene dell'ancora: cubìe (Car. Voc. Met.).
  • – di la staffa: l'occhio.
  • – di l'ogghiu, gocciole d'olio o di grasso galleggianti in forma di piccole maglie sopra acqua o altro: scandelle.
  • occhiu, si dire in genere a cosa preziosa e bella.
  • – d'acqua, luogo onde scaturisca acqua, vena: polla.
  • T. tip. La grandezza della lettera alfabetica, non compresa l'asta: occhio.
  • ad occhi chiusi, posto avv., senza misura, senza pensarvi su, alla cieca: a occhi chiusi, a chius'occhi.
  • ad occhi aperti, avvedutamente.
  • jiri ad occhi chiusi, andar liberamente senza intoppi: andar a chius'occhi.
  • ad occhiu, posto avv., senza misura: ad occhio.
  • V. innestu a occhiu.
  • grapiri l'occhi o stari cu tanti d'occhi aperti o teniri l'occhi aperti, fig. por mente, usar somma cura, badare: aprire gli occhi, stare cogli... o tener gli occhi aperti, star in guardia. Onde si dice: grapi l'occhi sai! bada vè!
  • fari grapiri l'occhi ad unu, farlo accorto, farlo ravvedere: aprire gli occhi ad alcuno.
  • a quattr'occhi, posto avv., da solo a solo: a quattr'occhi.
  • pariri bonu all'occhi, esser di bella vista: aver occhio o buon occhio.
  • stari cu l'occhi di supra ad unu, star attento a ciò che altri fa: aver l'occhio addosso ad alcuno.
  • nun aviri occhi, fig. non aver buona cognizione: aver gli occhi di dietro
  • nun aviri occhi nè oricchi, non guardar e non sentire: non avere nè occhi nè orecchie.
  • nun chiudiri occhiu, non dormire: non chiuder occhio o gli occhi.
  • chiudiri l'occhi a qualchi cosa, far vista di non vederla, passarla senza considerazione: chiuder gli occhi a checchessia.
  • chiudiri un occhiu, dissimulare, fingere di non vedere: chiuder un occhio.
  • chiudiri o scattaricci l'occhi, ass., morire: chiuder gli occhi.
  • un battiri d'occhi, un istante: un batter d'occhio.
  • jittari a 'nn occhi o ad occhiu, rinfacciare: batter negli occhi alcuna cosa.
  • jittari purvuli 'ntall'occhi. ingannare, far le lustre per far credere: buttar la polvere negli occhi. E per sedurre.
  • custari un occhiu, o un biancu d'occhiu, esser carissimo: costare o valere un occhio.
  • essiri l'occhiu drittu, esser il favorito o il sostegno di alcuno: esser l'occhio dritto o destro o semplicemente l'occhio d'alcuno.
  • scacciari l'occhiu, accennare checchessia ad alcuno: strizzar gli occhi; accennare più nascostamente che si può: far d'occhio.
  • scacciaricci l'occhiu ad unu, accennargli una cosa con una strizzata d'occhio e con lieve cenno: dar d'occhio ad alcuno.
  • jittari l'occhiu supra qualchi cosa, vedere: venir veduto. Guardarla con compiacenza e desiderio: gettar l'occhio in checchessia.
  • jittarisi l'occhi, cacare. Vale anco: vomitare, recere.
  • taliari di bonu o mal occhiu, veder volentieri o no: guardare o vedere di o con buon o mal occhio o a mal occhio.
  • mal occhiu, affascinamento: mal occhio.
  • mettiri davanti l'occhi, rappresentare, descrivere, far prevedere, far ponderare, persuadere: mettere innanzi gli occhi.
  • perdiri di occhiu, smarrire, non veder più: perder d'occhio.
  • aviri o staricci 'na cosa 'nta l'occhi, restar impresso: star fitto negli occhi; vale anche quasi prevedere: aver dinanzi degli occhi.
  • dari o stari ad o all'occhiu, spiccar nelle altre cose: dar nell'occhio.
  • occhi agri, lagrimosi per indisposizione.
  • – a vanidduzza, a pampinedda, o occhiu all'ammicusu, socchiusi, molli, affettuosi: a sportello, occhi ammammolati, occhio pio. E, fari l'occhiu a pampinedda: far l'occhio pio o gli occhi di triglia.
  • – assicchiati, illanguiditi.
  • – cacati o micciusi, sporchi di cispa: occhi cisposi. E chi li ha così: cispellino.
  • – pisciati, stillanti. E si dice anco a un uccellino che è una specie di capinera.
  • – di crapa, l'iride interrotta o una nuvoletta nera nunzia di procella.
  • – di gatta, o occhiu gattu, di color verde giallognolo, come quello del gatto.
  • – di granciu, i calcoli gastrici di una specie di granchio, usati già in medicina.
  • – di grassu. V. di l'ogghiu; vale pure fig. apparenza di bene, di favore, di prosperità ecc.
  • – di lucirtuni, grandi, belli.
  • – di schirpiuni, indagatori.
  • – di pirnici, specie di pasta minuta: occhi di pulce (in Firenze). E ad occhi di pirnici si dice per esprimere una cosa piccolina.
  • – di suli, sito che guarda il mezzogiorno, e gode più del sole: solatìo. Onde a l'occhi di lu suli: a solatìo.
  • – fausi, guercio, ovvero burbo, e anco inesperto.
  • – 'ngruttati, incavati per infermità, o per mal'umore raggrottati.
  • – 'nvitriati, fissi e lucidi a somiglianza de' moribondi: occhi di osso.
  • – agghiu, occhio chiaro.
  • – cagghiati: modesti. E così di seguito di cui si veda al relativo aggettivo o altro.
  • – a valanza o a cuddata di luna. V. strallunatu.
  • ad occhiu di porcu, posto avv., alla grossa, senza minuta considerazione: a occhio e croce.
  • aviri ad occhiu: aver uno in mira.
  • aviri occhiu, esser assentito, sagace.
  • aviri l'occhi darreri lu cozzu, essere magro e smunto di molto: sdiridito, sparuto.
  • aviri l'occhi mpiccicati, dicesi di chi essendo svegliato di poco è ancora sonnacchioso: aver gli occhi fra' peli.
  • casa cu un occhiu, dicesi di chi ha un occhio solo: star a sportello.
  • lassaricci l'occhi di supra, non si saziare di mirare: non istaccar l'occhio da checchessia.
  • guardari cull'occhi e li gigghia, custodire con gran cura ed amorevolezza.
  • curriri l'occhi, scorrere lagrime dagli occhi: lagrimar gli occhi.
  • è russu st'occhiu? maniera di dire per esprimere che non vogliamo o non ci facciamo canzonare: son tinto qui?
  • 'nt'all'occhi, in presenza: sotto gli occhi.
  • fariccilla 'ntrall'occhi, ingannare o fraudare alcuno quasi davanti gli occhi: farla sotto gli occhi o sull'auzzatura (Nerucci), farla in barba ad uno.
  • fari occhiu, parlando del tempo dicesi quando il ciel nuvoloso comincia a rischiarare.
  • farisi tanti d'occhi, fig. fare buon pasto: mangiar a crepapelle. E alle volte vale dar busse: tambussare. E anche difendersi ragionando con tutta efficacia
  • abbruciaricci l'occhi, premere molto: strigner i cintoli p. e. a mia m'abbrucianu l'occhi: a me stringon i cintoli...
  • taliari cull'occhi torti, guardar burberamente: guardare cogli occhi torti, a squarciasacco, in cagnesco.
  • fari l'occhi torti, guardare in cagnesco: dare una sguerciata.
  • sutt'occhiu, nascostamente: sott'occhio, di sottecchi.
  • jinchirisi l'occhi d'una cosa, piacergli molto, restarne appassionato: sollucherare.
  • jiri cu li jidita 'ntall'occhi, nuocer altrui: cavar gli occhi.
  • scippari l'occhi, vale lo stesso, e vale anco aver sempre attorno una persona o una cosa anche non volendola.
  • jisari l'occhi, alzar lo sguardo: alzar gli occhi.
  • jucari l'occhi, giocarsi tutto: perdere gli occhi.
  • pigghiari ad occhiu, tener gli occhi addosso altrui per astio, per meraviglia o che.
  • nesciri di l'occhi 'na cosa, averne a sufficienza, e anche sostenere gran fatica: farne una camiciata.
  • nun nni vidiri di l'occhiu, dicesi di chi ama alcuno o alcuna cosa: menare smanie di alcuno, non veder alcuno a mezzo.
  • nun si cci po diri chi bedd'occhi aviti, di chi si risente d'ogni piccola cosa: e' non gli si può toccar il naso.
  • aviri l'occhi grossi, fig. guardar con superbia o disprezzo: stare cogli occhi grossi.
  • essiri tutt'occhi, sommamente avveduto, cauto: esser tutt'occhi.
  • occhi bassi, dechinati per modestia o altro: occhi bassi.
  • torti: biechi o guerci.
  • – di pirtusu, per dileggiamento si dice a chi abba gli occhi piccoli.
  • – di patri eternu o di spirda cavaddu, grandi, e si dice, di quel triangolo con entro un occhio, con cui i preti simboleggian la divinità.
  • – a mennula, ben fatto, aperto a figura d'una mandorla: occhio a mandorla.
  • – d'ova, grandi: occhioni. Che si dicon pure quantu un dui d'aremi: occhi che pajon palloni.
  • – di s. Lucia, erba. Alisso.
  • – di cucca, le monete d'oro: occhio di civetta.
  • – sbintati, lagrimosi e rossi per infreddatura: piagnolosi.
  • – sicchi, cieco, e met. che non si lascian domare dal sonno.
  • – di spirdu, veggenti o troppo curiosi.
  • – lucenti. V. tupputu e zingaredda.
  • – di la gatta, dicevan i ladri alla lanterna degli sbirri.
  • – grossu, spezie di sgombro men tondo, men pieno e alquanto chiazzato, ha una linea ondeggiante dal capo alla coda, formata d'ossicini a seghetta: sugarello.
  • – di terra, si dice a paese molto fertile; o a un luogo, a una famiglia ove quasi tutti si somigliano, ed hanno le stesse qualità. E iron. anco a paese di uomini grossi e ottusi.
  • quantu un occhiu di gaddina, si dice per significar che un oggetto sia piccolo.
  • cull'occhi comu li pruna, si dice di occhi gonfi dal pianto.
  • taliari cull'occhi di... p. e. della misericordia ecc., guardar misericordiosamente.
  • dari un occhiu, osservare, guardare, custodire, p. e. duna un occhiu a la pignata: dài un occhio alla pentola.
  • un occhiu a Cristu e 'n'autru a s. Giuvanni, si dice di chi è guercio.
  • cci mettu l'occhi, dice chi assevera un fatto, una cosa.
  • occhiu vivu! modo d'incitar altrui a star attento: attenti là.
  • aviri occhiu, esser avveduto, assentito, savio.
  • pirdirisi l'occhiu, si dice a dinotar grande estensione.
  • ripusari l'occhiu, trovar armonia, simmetria nella disposizione o ne' colori.
  • manciarisi ad unu cull'occhi, fissarlo con ira o con lussuria o grande avidità: divorarlo o mangiarlo cogli occhi.
  • occhi chi vi mancianu o comu du stiddi, belli e vivaci.
  • lu chiffari cci cummogghia l'occhi: l'affoga.
  • occhiu a... per dire badisi a... p. e. occhiu a li manu: occhio alle mani (Giusti).
  • a perdita d'occhi, si dice di grande estensione: fin che ci si perde l'occhio.
  • aviri l'occhi o 'na banna, badar colà, guardar là: aver l'occhio a checchessia.
  • appizzari l'occhi supra 'na cosa, non rifinire di guardarla: lasciare gli occhi su una cosa.
  • fari occhiu, detto del mosto, schiarire.
  • occhi aperti! modo di eccitare l'attenzione altrui, badiamo, stiam sull'avviso: gli occhi a' mochi! (Buonarr. il giov.).
  • beddu di l'occhi mei, espressione affettuosissima: occhio mio bello!
  • a corpu d'occhiu: alla prima occhiata, ad un'occhiata.
  • faricci l'occhiu, avvezzarci l'occhio, assuefarci l'occhio: farci l'occhio.
  • taliari cu la cuda di l'occhiu, occultamente: guardar colla coda dell'occhio.
  • Prov. a la terra di l'orvi, biatu cu' havi un occhiu, fra i piccoli non è mestieri essere grandissimo per elevarsi, ma tanto che sia più di piccolo, si usa in molte occasioni: in terra di ciechi beato chi ha un occhio o chi ha un occhio è signore.
  • l'occhiu di lu patruni ingrassa lu cavaddu, gli averi se il padrone non vi bada scapitano: l'occhio del padrone ingrassa il cavallo.
  • l'occhiu nni voli la so parti, nelle cose non solo alla sostanza deve badarsi, ma pur all'apparenza: l'occhio vuol la sua parte.
  • quattr'occhi virinu cchiù assai di dui, è più difficile errar in quattro anzichè solo: veder più quattr'occhi che due.
  • apreru l'occhi li gattareddi. V. apriri: i micini hanno aperto gli occhi (Pauli).
  • l'occhi a mia e li manu a la vertuli, si dice quando uno facendo una cosa bada però a ciò che altri fa: aver un occhio alla padella e uno alla gatta.
  • luntanu di l'occhiu luntanu di cori poco si ama l'oggetto lontano: lontan dagli occhi lontan dal cuore.
  • biati l'occhi chi ti vidinu! si dice a chi si vede di rado.
  • mastru d'occhiu, mastru di finocchiu, spesso erra chi fidando dell'occhio semplice, tralascia le regole dell'arte: occhio ben sano fa spesso veder torto.
  • l'occhiu è occhi e finocchi, si può indovinare e sbagliare fidando ai soli occhi.
  • nè occhi in carta, nè manu in tasca, è regola di educazione di non leggere ciò che altri scrive, nè di toccare ciò che altri ha nelle tasche: nè occhi in carta, nè mano in tasca, nè orecchi in segreti altrui.
  • occhiu chi nun vidi, cori chi non doli, ciò che non si vede non fa impressione: se occhio non mira cuor non sospira, o quel che l'occhio non vede il cuor non crede.
  • pri scippari un occhiu ad unu, scipparisinni dui iddu, far molto male a sè, per farne poco ad altrui: cavar due occhi a sè per trarne uno al compagno.
  • occhi chi aviti fattu chianciri, chianciti, si dice a chi avendo tribolato altrui, trovi poi triboli per lui: chi la fa, l'aspetti.
  • l'occhi su' la ruina di l'omu, poichè per causa di loro si fan certi peccati...
  • Però l'occhi su finestra, di lu cori, non sempre, giacchè vi è gente la quale una cosa sente, altra fa veder di sentire.
  • l'occhiu e l'avaru sunnu insazziabili, bella compagnia!
  • l'occhiu fa l'erruri e lu cori nni chianci la pena, ogni pena essendo un dolore morale, naturalmente lo sente il cuore.
  • l'occhiu è la sintinella di lu cori, per discernere.
  • cull'occhi chiusi e la manu vacanti, di chi rimane illuso o disilluso.
  • l'occhi si medicanu cu li guvita, cioè con niente: gli occhi s'hanno a toccar colle gomita.
  • si l'occhiu di la vita vidi lu zappaturi, la spiranza di la vigna si accichirà, parla del modo accorto come lo zappatore deve curar le viti.
  • è veru ca dui occhi fannu vista, ma sempri è megghiu l'aiutu di la costa, che l'ajuto è meglio della vista da solo.
  • cc'è un occhiu chi tuttu vidi e un'oricchia chi tuttu senti, cioè Dio.
  • V. in pani un prov.
  • cu' havi un occhiu sulu spissu si lu stuja, chi di qualche cosa ne ha poco, ci tiene più l'occhio: chi ha un'occhio solo spesso se lo netta.
  • occhiu è anco un albero. V. àzzaru.
  • aviri l'occhi 'mpiccicati: aver gli occhi tra' peli.
  • fari occhiu, detto de' cavalli quando si fermano sempre a un punto, ombrando.

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