Dizziunariu Traina

Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)

Culazioni.

  • s. f. Il parcamente cibarsi fuori del desinare, e della cena: colezione, colazione.
  • fari culazioni di matina, mangiar la mattina innanzi desinare: asciolvere. E il primo pasto che fanno i contadini allora che lavorano al campo, si appella: beruzzo.
  • Per cena.
  • Appellasi presso noi anche culazioni il parcamente cibarsi la sera chi osserva il digiuno di precetto, avendo pranzato al mezzodì com'è l'uso: e questo, che in tutto non può eccedere i due terzi di una libbra, e dee consistere in cibi di magro, esclusi i latticinii, chiamasi: refezione.
  • culazioni altresì intendesi un donativo di un buon cartoccio, o cestella di dolci, che si largisce a ciascun dei membri di una congrega, o confraternità, dopo le pubbliche raunanze per andar attorno processionalmente in certe solennità dell'anno: mancia, ricreazione.
  • E per quei dolciumi che dispensansi ai fanciulli nella solennità del santo Natale; ed anche ai servi, domestici, e familiari del maggior numero delle case nobili e civili: ceppo.
  • Per metafora culazioni può significare più cose disparate: come una quantità determinata di lavoro da compirsi in un dato tempo: ironic. un dispiacere, una disgrazia, una perdita, un disconforto improvviso: e da ultimo una sconoscenza, ingratitudine, o altro torto inaspettato: ed anche una minaccia di busse, o effettivo carpiccio al manco da parte di chi ne abbia dritto per correzione.

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