Dizziunariu Traina

Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)

Cuscenza, Cuscenzia.

  • s. f. Il sentir che noi facciamo dentro di noi di avere una data cognizione o idea; e nell'uso, quell'interior sentimento e conoscimento, che abbiamo del bene e del male da noi liberamente operato: coscienza, coscenzia.
  • – dilicata o lassa, da uomo timorato, o rilassato di costume: coscienza divota, coscienza libera.
  • farisi di cuscenzia, farsi scrupolo: farsi coscienza, recarsi a coscienza.
  • libirtà di cuscienza, libertà di credere; ciò che la barbarie non permette: libertà di coscienza.
  • omu senza cuscenza V. scuscinziatu.
  • mettiri di cuscenza, recedere dal giusto e dall'onesto: misfare.
  • scarricarisi o sgravarisi la cuscenza, liberarsi dai rimorsi, riparando a' malfatti e operando con rettitudine: allegar la coscienza.
  • scurpari la cuscenza a 'n'autru, fraudar alcuno che abbia fraudato altrui, credendo riparar al misfatto suo.
  • lu vermi di la cuscenza, rimorso: il verme della coscienza.
  • 'n cuscenza o 'n cuscenza mia, tua o di l'arma, dicesi per attestazione di verità: in coscenza, in buona coscienza. Vale anche, secondo coscienza, rettamente.
  • stari bonu in cuscenza, esser sicuro di non fallare: operar direttamente.
  • la cuscenza l'havi lu lupu, parole di chi ripreso vuol rimbeccare senza ragione.
  • aviri 'na cosa supra la cuscenza, rammaricarsi di aver fatto una cosa: avere una cosa sopra la coscienza.
  • Prov. la cuscenza macchiata fa l'omu timidu, perchè teme la pena che gli soprastà: coscienza lesa fa l'uomo timido.
  • la cuscenza vali pri milli tistimonî, perchè grida imperiosamente: la coscienza vale per mille accusatori, e per mille testimonî.
  • senza cuscenza, di chi mal fa, o butta via il frutto del sudore altrui: senza coscienza; quasi, senza rimorso.
  • cu' havi bona cuscenza mai si scanta: chi è giusto non può dubitare.

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