Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)
Filari.
- v. a. Unir il tiglio, o il pelo del lino, lana o altra materia torcendoli e riducendoli in filo: filare.
- filari oru, argentu, attorcere sul filo di seta l'oro o l'argento ridotto finissimo: filar l'oro o l'argento.
- Smagrire, struggersi: andarsene pel buco dell'acquaio, dar in bucce.
- Il muover le dita quando si fa il salasso perchè il sangue abbia più corso.
- In senso ass. dicesi del cacio fresco, del vino cotto e ogni altra cosa viscosa che faccia fila: filare.
- filari suttili, guardarla pel sottile; ed essere astuto: filar sottile.
- E filari grossu: è il contrario: filar grosso.
- pigghiari a filari e dari a filari, dar a fare le sue faccende per brigarsi dell'altrui: torre a filare per dare a filare.
- nun vuliri filari, fig.: non voler arar diritto.
- E vuol dir anco non voler pagare, per sim. del muover delle dita nel contar monete.
- filari, dicesi de' bachi da seta quando fabbricano il loro bozzolo.
- passau lu tempu chi Berta filava, non è più quel tempo! non è più tempo che Berta filava.
- T. mil. Il marciar in colonna per drappello o per compagnia ecc. (Mort.).
- E idda filava la matri di diu, espressione dinotante fastidio, noja di chi sempre è importuno e ripeta la stessa cosa.
- va fila! modo di imporre silenzio; quasi dire va via: zitto! tira di lungo!
- filarila ad unu, aggirarlo, piaggiandolo o che, per ingannarlo: carrucolarlo.
- O soltanto burlarlo, dargliela a intendere: dargliela a bere.
- filarisilla, svignarsela: fumarsela.
- T. mar. Lasciare scorrere dalle mani misuratamente una corda o che: filare. Contrario di alare.
- Prov. cu' havi pitittu di filari, fila cull'anca di lu cani, chi ha voglia di fare ne sa trovar il modo: a buona lavandaja non mancò mai pietra.
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