Dizziunariu Traina

Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)

Furca.

  • s. f. Patibolo dove s'impiccano i malfattori: forca.
  • V. timunella.
  • T. mar. furchi di carina, piccole forche di ferro, attaccate a lunghi manichi che servono nel bruscare le navi a prender i fagotti accesi onde portar il fuoco nella parte più alta della carena: forche di carena (Zan. Voc. Met.).
  • Per sim. ogni legno o che, messo in quel modo. Come pure grosso legno che serve da timone al carro dei buoi: forca.
  • Per ingiuria si dice ad uomo tristo: forca.
  • E si dice facci di furca: impiccatello, ceffo da impiccato.
  • furca chi t'affuca o chi t'adurca, villano modo, quasi dire, ti sta bene la forca se non mi ascolti.
  • Prov. la furca è fatta pri lu poviru, è perciò che i megliostanti sbraitano contro coloro che vorrebbero l'eguaglianza... e che non vorrebbero forca per alcuno: il povero mantiene la giustizia.
  • quantu vannu a la furca, chi nun hannu nè dolu nè curpa, pur troppo: quanti vanno alla forca che non han nè mal nè colpa!
  • fabbricarisi la furca cu li sò stissi manu, farsi male da sè, o far tanto male da meritarsi certamente la forca.
  • chiantari li furchi, è voce di chi minaccia e pretende esaminar un fatto rigorosamente.
  • la furca cci scanza la galera, sarebbe contro i sostenitori del boja! levando la vita non si gastiga, ma si consuma una vendetta legale senza speranza di potere restituire raddirizzato alla società un membro di essa.

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