Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)
Nèsciri.
- v. intr. Contrario di entrare: uscire, escire, e nel contado Fiorentino usan anco nescire, (uscire è intr. e quando noi usiamo nesciri attivamente non vi corrisponde uscire, ma cavare ecc. come qui appresso).
- Pubblicarsi, detto de' libri: uscire.
- Uscire di prigione.
- Aprire l'interno, dir i suoi sentimenti: uscire.
- fari nesciri ad unu, stimolarlo tanto con parole, che s'induca a far anco contro sua voglia: far uscire uno.
- nesciri di una cosa, o niscirinni, spedirsene: levar le gambe da una faccenda, uscire di alcuna cosa. Vale anche sopperire alla meglio ai bisogni, e simile: sbarcarsela.
- – di lu propositu, dipartirsi da quello che altri ha convenuto o prefisso: uscir dal proposto.
- nesciri di tonu, stuonare: uscir di tuono; fig. perdere il filo del ragionamento, non rispondere a proposito: uscir di tuono.
- – di guai, dar fine alla pena: uscir di pena.
- – di menti, dimenticarsi: uscir di mente.
- – di cuntu, dicesi delle donne incinte, che già credono aver compiuti i nove mesi di gravidanza.
- – di l'occhi, stentare; ovvero essere in grande abbondanza, che si dice pure nesciri di li naschi.
- – foddi, diventar pazzo: impazzire; diventar grullo: ingrullire.
- att. Metter fuori, estrarre: cavare.
- Liberare alcuno, da prigione o simile.
- nesciri 'na fròttula, spacciar una frottola: cavar fuori una ciarla.
- nesciri a diri, far correr voce: sbociare; vale anche inventare: cavar fuori una ciarla, cavar dalla manica.
- Quando altri fa o dice cosa inaspettata p. e. nta momenti gravi nesci cu certi paroli ca fa ririri: in momenti gravi vien fuori (o salta fuori, o scappa fuori) con certi discorsi.
- nesciri dinari, sborsargli: metter fuori dei denari.
- aviri dinari nisciuti, averli sborsati, per riaverli: aver fuori dei denari.
- nesciri lu tagghiu, aguzzar il taglio del ferro: sfilare.
- intr. Per nascere, spuntare.
- Venirgli fatta una cosa; p. e. se mi scapperà o sonetto o altro, sarai tu il primo a vederlo.
- nesciri fora di la mmesta, non contenersi in giusti limiti sia nel fare che nel dire: usci r dal seminato .
- – lu cori , bramare ardentemente, o concepir gran paura.
- – di razza , degenerare.
- – lu ciatu , m orire: sbasire.
- – la missa: entrar la messa, quando il sacerdote esce a dir la messa.
- nesciri, detta dei numeri, uscir in sorte: sortire.
- nesciri di mastru, chi arriva all'età da uscir di tutela paterna o del maestro, o simile: saltar la granata.
- att. nesciri lu passu, accelerare il passo, per lo più delle bestie: uscir di passo.
- – l'ugna, insolentire, pigliar ardire, inanimarsi a fare: mettere le ugna.
- – un discursu: entrar a parlare di..., cominciar a parlare di checchessia.
- – discursu di... entrar a parlar di una cosa: venirsene con una cosa...
- – fora di li panni, esser sommamente allegro: non potere stare nei panni.
- – 'm menzu: saltar su.
- nun si nni po nesciri: non v'è modo. p. e. sunnu tinti, nun si nni po nesciri.
- nesciri, parlandosi di bolle, pustole e simili malori, sfogare in fuori: far capo.
- – la sita: trar la seta.
- Spuntare, riuscire: riescire, uscire.
- unni vo iri a nesciri cu ssi discursi, che intendi concludere, a chi vorresti alludere: dove vuoi andare a parare o a battere con codesti discorsi.
- nesciri cu... venir fuori, o saltar fuori a fare o a dire una cosa o con una cosa, quando uno fa o dice cosa che altri non si aspetti p. e. anche nei momenti più gravi egli vien fuori con certe uscite, che per forza bisogna ridere..., salta fuori con certe ragionacce...
- mi nisciu cu 'na cancariata: egli mi uscì con un gran rabbuffo addosso.
- nesciri ad unu pri un funnu d'agugghia, dirne il peggio che si può: levar i pezzi di alcuno.
- niscirinni cu onuri, terminar onorevolmente: uscire o riuscire con onore di alcuna cosa.
- fari nesciri la criatura pri lu ciancu, figurarsi facile l'impossibile, adoperarsi a ogni modo che avvenga ciò che non dovrebbe. P. pass. nisciutu: uscito. (Fagiuoli ha nescito. E Boldovini ha S'i' fo una cosa, i' non ne so nescire).
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