Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)
Orvu.
- add. Che è privo del vedere: cieco, orbo.
- – d'un occhiu: monòcolo.
- Detto di lettere che sono senza soscrizione: lettera cieca.
- Detto di scala o camera che non ha finestra: scala o camera cieca.
Orvu.
- s. m. Colui che è privo del vedere: cieco.
- vastunati d'orvu, sode e senza guardare dove cascano: bastonate o legnate da ciechi.
- Que' musici ambulanti, che privi della vista, vanno sonando e cantando: cieco.
- storia d'orvu, noiosa, prolissa e monotona diceria: lungaja. O racconto favoloso: fròttola, novellata.
- sapiri 'na cosa a storia d'orvu, saperla a menadito.
- Prov. a la terra di l'orvi beatu cu' havi un occhiu, chi sa qualche cosa fra gl'ignoranti è riputato dottissimo: in terra di ciechi beato chi ha un occhio.
- quannu un orvu accumpagna a 'n autru, tutti dui cadinu 'nta la fossa, quando uno segue i consigli di chi non sa consigliare, trova il danno: se un cieco guida l'altro, tutti due cadono nella fossa, o chi segue il rospo cade nel fosso.
- orvu cimineddu, giuoco fanciullesco, nel quale uno si benda, e cerca così acchiappare un altro il quale, preso, dee bendarsi a vece dell'altro, e così di seguito: mosca cieca.
- orvu di l'occhi, modo di giuramento, quasi dire: possa io accecare.
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