Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)
Pèrdiri.
- v. a. Restar privo d'una cosa già posseduta: pèrdere.
- Contrario di vincere: perdere.
- Contrario di guadagnare: perdere.
- Consumar invano, gettar via: perdere.
- Smarrire.
- Posto ass. si dice delle cose che mutano la loro qualità o perdon il loro vigore: perdere.
- Disperdere, mandar in rovina: perdere.
- Perdere al paragone: perdere.
- Scemare di dignità, avvilirsi: perdere.
- rifl. Perdersi.
- Cader d'animo, smarrirsi: perdersi.
- Che si dice pure pirdirisi d'animu: perdersi d'animo.
- Disertarsi, morire: perdersi.
- Dannarsi, andar all'inferno: perdersi.
- Smarrire la strada: perdersi.
- perdiri di vista, non veder più, una cosa, allontanarsi: perder di vista o d'occhio.
- – la missa, non giunger a tempo di poterla ascoltare: perder la messa.
- – lu senziu, li ciriveddi ecc., uscir di sè: perder la scrima.
- – l'occhi, met. perdere ogni cosa: perder gli occhi. E vale pure essere grandemente applicato in checchessia: essere accanito.
- nun nni perdiri pilu, rassomigliar moltissimo: non ne perder nulla.
- – di condizzioni, deteriorare. E fig. perder della dignità: scemar di credito.
- nun aviri chi perdiri, per dinotare la povertà di alcuno, o la disperatezza di chi si mette a far checchessia.
- perdiri tirrenu, fig. deteriorare, peggiorare sempre più: andar in male.
- – ad unu lu rispettu, trattarlo con irriverenza: perdere ad alcuno il rispetto.
- pirdirisi 'ntra una cosa, compiacersene più del dovere: perdersi in checchessia. E vale anche: non ci si raccapezzare.
- essiri persu pri 'na persuna, esserne grandemente innamorato: essere perduto di alcuno.
- Quando ad alcuno per un colpo di paralisia rimane un membro paralizzato, si dice per esempio ha perso un braccio ecc. E dicesi parimenti di altro membro per qualsiasi malattia o danno, p. e. ha perso un'occhio ecc.
- pirdirirci, rimaner al disotto: perderci. Lori ha nella Mea. Avo 'na voce ch'a sberciar con meglie, I primi cantatori ci hanno perso.
- Prov. perdiri lu stentu e la liscia, affaticarsi inutilmente, perdervi l'affanno e il capitale: perder il ranno ed il sapone.
- perdiri li muli e circari li crapisti, di chi avendo perduto il molto, si affatica a riaver il meno.
- cu' perdi ciucca ed arricupra mantu, nun perdi tantu, chi perde una cosa e ne recupera altra equivalente, non perde poi tanto.
- megghiu perdiri ca straperdiri, o megghiu parti chi tuttu, è chiaro: meglio perder il dito che la mano, o la pelle che il vitello.
- assai guaragna cu' non perdi, o cu' nun perdi assai guadagna, il non perdere è quasi un guadagno.
- cu' perdi havi sempri lu tortu, secondo in che: chi perde ha sempre torto.
- tintu cu' sempri perdi e mai guadagna, lo credo gua'!
- tintu cu' perdi pri jiri circannu, piuttosto che poi cercare è meglio non perdere da prima.
- nisciunu perdi s'autru nun guadagna, così spesso la morte di uno è la vita di un altro: non è mai mal per uno, che non sia ben per un altro.
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