Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)
Tirari.
- v. a. Condurre con forza muovere verso sè con violenza: tirare.
- Scagliare, gettare: tirare.
- Strascicare: tirare.
- Attrarre: tirare.
- Distendere, costruire: tirare.
- T. gioc. Vincere, riscuotere il denaro: tirare.
- Ottenere a suo modo, spuntare, conseguire: tirare.
- Detto di armi da fuoco, scaricarle: tirare.
- Detto di muli, cavalli ecc., dar calci, scalciare: tirare.
- Detto di tempo, mandar a di lungo: tirare.
- Detto di certi lavori come canne da schioppo, e simili, ridurre la loro superficie a convenevole figura: tirare.
- Detto dell'oro, dell'argento, vale ridurli colla filiera a sottilissimo filo: tirare.
- Detto di vini, chiarire: tirare.
- Parlandosi di stampa, imprimere, stampare: tirare.
- Riscuotere uno istipendio: tirare.
- Cavar fuori a sorte per mezzo di polize: trarre, trarre a sorte.
- Ritrarre, ricavare: tirare.
- Estrarre, cavar fuori: tirare.
- Cavar sentimento da alcuno scritto: tirare.
- Allettare, indurre: tirare.
- Detto di contratti, procurare quanto più si può di vantaggiarsi: tirare.
- intr. Incamminarsi, inviarsi: tirare.
- Aver la mira, riguardare, tendere, indirizzarsi: tirare.
- Parlandosi di misura, di spazio, allungarsi: tirare.
- Giocar di spada, sapere di scherma, esercitar la scherma: tirare, tirar di spada.
- Detto di vento spirare: tirare.
- tirarila cu unu, non mostrargli confidenza.
- tirari a lu munzeddu, tirar addosso a un crocchio di persone, senza riguardo.
- tirarisi, intr. pass. vale anco crucciarsi, adirarsi.
- – la paga, riscuotere la paga: tirar la paga. Tirano dieci lire al giorno. (Giuliani).
- – l'oricchi, fig. ammonire, riprendere altrui: tirare gli orecchi.
- – la sita, cavar la seta da' bozzoli: trar la seta
- – 'na scupittata: tirar una schioppettata.
- – lu coddu, l'uccider le galline strozzandole: tirare il collo alle galline.
- – a la merca, tirar per imberciare: tirar a segno, tor di mira.
- – lu lazzu, alzar la corda attaccata al saliscendi, onde la porta si apra: tirare la corda.
- – li ponti, ritrarsi ad una impresa, por fine a checchessia.
- – pri lu drittu, fig., far la cosa per l'appunto: arar diritto.
- – a 'na cosa, agognarvi inclinarvi, tender a una cosa: tirar a una cosa. Nel Giuliani si trova questo esempio: la lepre tira al cavolo, alla lepre piace il cavolo.
- tiraricci a una cosa, vale anco averne piacere, tenersene: ambire, p. e. non siamo nemici del vestir bene, anzi ci si ambisce.
- – avanti, vivere, campare: regger la vita, p. e. comu siti? tiramu avanti: come state? si campa o si va innanzi. Vale anco, seguitare, non si fermare, passar avanti: tirar di lungo. E anche non badare a checchessia: tirar di lungo.
- – la terra, disporre il terreno a pezzi coltivati: impresare (Pal. Voc. Met.).
- – li mantici, V. in mantici.
- – a calamita, attirar a modo di calamita: tirar a calamita.
- – ventu: tirar vento.
- – di parti, allontanare, discostare da altri: tirar da parte, da banda, da lato, in disparte.
- tirari pri la peddi, o pri ammazzari ecc., cercare di uccidere: dar alla vita. Vale anche star sempre a contrariare, che si dice meglio tirarisi a la peddi.
- tira e molla, comando del capitano di nave nel girar di bordo: arrionda. (Zan. Voc. Met.). Si dice pure met. dello insistere o bargagnare in checchessia.
- tirari manu, lo dicono gli accoltellatori invitando a cavar fuori il coltello per battersi: cacciar mano.
- tira e sagghia, dicon i marinari quando tiran la vela o l'antenna: tira tira.
- tirarisi la porta, quando uno scende chiude dietro di sè l'uscio: tirar a sè l'uscio. Onde, tirati la porta: tirati l'uscio.
- fari lu tira ed allenta, star tra due, non si risolvere: tentennare.
- a tira ed allenta, in modo contraddittorio, contendendo: a tira tira.
- a tira tu e tira io, o a tira tira, come sopra, e si dice anco quando si litiga o adoprasi la forza per ottenere o strappare checchessia: far a tira tira. Vale anche litigare pel prezzo di una derrata, d'una merce: squattrinare.
- lu sangu tira, il risvegliarsi alcuna inclinazione o altro sentimento da naturale simpatia, somiglianza ecc.: il sangue tira.
- nun tirari, detto di infermi o vecchi, vale approssimarsi a morire: tirar l'ajuolo.
- tirarinni cu li denti, dicesi per dinotare cordoglio, quando appena si ricava da altrui il proprio alimento.
- nun si tirari: non istiracchiare.
- o tira ch'è notti, modo proverbiale che vale, e null'altro.
- a mia tiri? tu ti nzerti, a me dai? tu ci perdi.
- Pron. cu' troppu la tira, prestu la rumpi, s'intende della corda, ma fig. si dice di chi voglia eccedere in checchessia: chi troppo tira, la corda si strappa.
- megghiu una vota tira tira, ca tanti voti cazza cazza: vale più una frustata che cento arri là, val più una cosa energica, che cento mezzi termini.
- fa malu tantu cu' tira, quantu cu' scorcia: tanto è tenere che scorticare.
- tiravi a cu' vitti e nzirtavi a cu' nun vitti, ho fallato il colpo.
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