Dizziunariu Traina

Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)

Varva.

  • s. f. I peli che ha l'uomo nelle guance e nel mento: barba.
  • Per sim. a' peli lunghi del muso degli animali: barba.
  • E la radice o la parte filamentosa delle piante: barba (A. V. ital. varva. Fr. St. rom.).
  • Per mannara V.
  • – di li cacocciuli, la parte pelosa del torsolo tolto le foglie: pelo.
  • –d'aronni, T. bot. sorta di erba: gighero.
  • – di beccu, V. varvabbeccu.
  • – a scuparinu, quella sotto il mento solo: barba a nappa.
  • – all'aria, voce negativa, poichè in Sicilia l'alzare il capo è segno di no.
  • a la varva mia, tua, sua, a malgrado o a dispetto mio, tuo, suo: alla barba mia, tua, sua.
  • di varva e mustazzu, posto avv., a scorno, in odio, a dispetto. Vale anche in presenza di chi avea ragione di contraddire: alla barba di...
  • aviri la varva, dicesi di cosa notissima e già vecchia, p. e, alcuno volendo dire una novità dice: l'11 maggio 1860 Garibaldi con mille sbarcò in Marsala, l'altro risponde: questa ha la barba, cioè è cosa già risaputa.
  • fari la varva, raderla: far la barba. Vale anche ammuffiri V.
  • fari la varva d'oru, arricchire.
  • Prov. pocu varva, pocu sennu, i giovani non hanno esperienza.
  • varva stricata menza livata, dicon i barbieri, chi comincia ha mezzo fatto: barba bagnata è mezza fatta.
  • varva ciurita manteni bona zita, quando uno è vigoroso tien ferma l'amante.
  • la varva nun fa l'omu, l'apparenza non dice la sostanza: la barba non fa il filosofo.

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