Nuovo vocabolario siciliano-italiano (1868)
Cannila e Candila.
- s. f. Cera o sego o altro lavorato, ridotto a bastoncello, con istoppino: candela.
- Vaso di varie fogge ad uso d'accendere e far lume: lucerna.
- 'n cannila, posto avv., più che vero, non fatturato, dicesi di vino od altro.
- essiri ridutti a li cannili, presso a morire: esser in candela. E met. venuto in povertà: esser la candela al verde.
- essiri cu la cannila a lu capizzu, modo prov. essere all'estremo della vita: esser al lumicino.
- – di sivu, dicesi ad uomo sgraziato, svenevole, scempio.
- – di picuraru. T. bot. V. buda, del gambo di essa i fanciulli si trastullano ad accenderlo, poichè il fiore si risolve in lanugine.
- essiri comu la cannila chi ad autru luci e sè stissa consuma, de' troppo generosi che si consumano per altrui: la candela alluma, e se stessa consuma.
- cannili, si dicon anche quelle travi che si mettono perpendicolarmente per puntellare qualche tetto cadente.
- – di picuraru. T. zool. Mosca che ha nel ventre una luce azzurra, che appare e sparisce secondo essa apre o chiude le ali: lucciola. Lampyris noctiluca L.
- Altro insetto che luce similmente ma non vola: lucciolato.
- mittirisi a la cannila: struggersi.
- fari comu li cannili di li tenebbri, sparire ad uno ad uno.
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